domenica 8 luglio 2007

Francesco Barnabei, il decano degli arbitri

Francesco Barnabei
decano degli arbitri abruzzesi

di Walter De Berardinis

Francesco Barnabei nasce a Giulianova all’una di notte del 14 marzo 1909, nella casa posta tra Via Mazzini e Corso Garibaldi.
Francesco è il sesto di sei figli - gli altri erano Livia, Olga, Giacinto, Umberto, Francesca (Chicchì), Cleomena e Chiara (Rina) - di Alfredo Raniero, originario di Colonnella e primo direttore dell’Ufficio Postale di Giulianova, e di Agnese Cantarelli. Per successione, come da regolamento dell’epoca, Francesco sarà nominato a sua volta direttore delle Poste di Giulianova, in sostituzione del papà Alfredo. L’Ufficio Postale era proprio sotto la casa paterna, ed attraverso una botola si poteva accedere dal piano superiore. Nel 1938, per esigenze d’ufficio, Francesco si raccomandò ad alcuni amici per trovare una ragazza da poter inserire nell’ufficio postale da lui diretto: la prescelta sarà un’avvenente diciassettenne giuliese, Lida Ciabattoni, fresca di studi.
Il lavoro quotidiano, tra bolli e posta da smistare, renderà possibile far sbocciare tra i due un tenero amore che li porterà alla fine della guerra, il 13 luglio 1946, ad unirsi in matrimonio nella chiesa di Sant’Antonio, proprio vicino alla casa paterna della moglie. Dall’unione nacquero Alfredo, Antenore (Nino per gli amici) e Sandro, oggi noti e stimati professionisti. La prima passione che Francesco coltivò, e che lo accompagnerà fino alla fine della sua vita, sarà il sassofono, suonato in solitudine o in compagnia degli amici.
Ma accanto alla passione per il sassofono, Francesco coltiva anche quella per lo sport e in modo particolare per l’arbitraggio, che lo terrà impegnato quasi tutte le domeniche. La data d’inizio dell’ingresso ufficiale di Barnabei nel mondo dell’arbitraggio è quella del 20 marzo del 1939, quando da Ancona riceve l’autorizzazione all’iscrizione alla CITA - Gruppo Arbitri Marchigiani “Ernesto Fogola” di Ancona. Essendo sotto il periodo fascista, gli verrà chiesta, oltre ai normali certificati medici-sportivi, anche l’iscrizione alla GIL - Gioventù Italiana del Littorio, insieme con l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista. Barnabei non si fa pregare due volte: seguendo la sua passione per la casacca adempie a tutti gli obblighi sicché, il 2 aprile 1939, può finalmente partecipare alla sua prima gara ufficiale da arbitro, dirigendo l’incontro tra la Società Sportiva Sambenedettese Allievi e il Gruppo Sportivo Giovani Studenti sempre di San Benedetto del Tronto, gara valevole per il campionato della sezione propaganda Fascista di Ascoli Piceno.
Già in una rara foto ufficiale del Giulianova Calcio - siamo negli anni ’20 - compare con gruppo di amici in tenuta ginnica. Spesso e volentieri, per la carenza dei mezzi, si serviva della sua inseparabile bici per raggiungere i campi di calcio del teramano spingendosi fino a Montesilvano, come accade per un partita del Penne calcio, dove la corriera della squadra avversaria lo caricò proprio allo svincolo della città pescarese. Fino al 1951 eserciterà la funzione di arbitro, per poi proseguire come guardalinee CAN fino al 1954. Fu anche arbitro fino alla serie B e guardalinee persino in alcune partite della serie A.
Dalla stagione successiva e fino al 1958 sarà anche nominato Commissario Speciale della IV^ serie. Il 21 giugno del 1965 il Coni-Figc lo nomina Arbitro Benemerito della Federcalcio, insignendolo di una medaglia e consegnandogli la tessera che gli consente l’accesso a tutte le manifestazioni sportive sul territorio nazionale. Lo stesso Presidente dell’epoca, Giuseppe Pasquale, gli scriverà una toccante lettera di ringraziamento per la lunga carriera. Nel 1974, la sezione dell’AIA, cioè l’ Associazione Italiana Arbitri, gli conferirà il premio di decano e pioniere dell’arbitraggio per i suoi 48 anni di servizio ininterrotto.
Nella sua lunga carriera molti sono gli episodi che lo vedranno protagonista di quel periodo a cavallo dell’ultima guerra mondiale. Francesco amava ricordare una partita in cui per sbaglio fischiò un giocatore che stava facendo gol: tutti si fermarono, ma la palla fatalmente entrò lo stesso in rete e Barnabei indicò subito il dischetto del centrocampo, tra le proteste degli avversari. In un’altra partita fu rincorso da una delle due tifoserie fuori dal campo; lui e la sua bici fortunatamente trovarono rifugio dentro un androne e poi sotto il letto di un funzionario che lo salvò dal linciaggio dei tifosi inferociti. Memorabile fu anche la partita disputata tra il Senigallia e il Fano, terminata 1 a 1: era il 30 gennaio del 1946. In quell’occasione la tifoseria locale rimase talmente male dell’arbitraggio di Barnabei, che la Polizia Militare Polacca lo dovette salvare portandolo sopra la propria Jeep. I tifosi del Senigallia lo assediarono per oltre 3 ore e i Carabinieri dovettero estrarre le pistole d’ordinanza con il colpo in canna per tenerli a bada. Tutto questo per un calcio di rigore non concesso.
Di solito, quando stava con gli amici oppure incontrava la stampa, amava dire queste parole: “Al pubblico direi che l’arbitro può sbagliare, ma sempre in buona fede. Ai giocatori, che oggi sono più raffinati nei falli rispetto a ieri, direi di essere corretti e di non andare dall’arbitro dopo una decisione, tanto non c’è nulla da discutere. All’arbitro non direi nulla prima della partita, semmai dopo”. Parole che oggi fanno riflettere, e che rimandano alla sua estrema serietà, all’affidabilità e soprattutto al suo rigore: se l’arbitro Barnabei decideva di applicare il regolamento lo faceva senza esitazioni, ed i giocatori, che conoscevano la sua correttezza e la severità, trovavano conveniente evitare ogni discussione.
Un altro aspetto se vogliamo interessante dell’attività arbitrale di quel tempo, era costituito dai rimborsi, così lontani dalle cifre attuali. Il Direttorio della XII^ Zona, avente competenza sull’Abruzzo, per ogni partita inviava a Barnabei, tramite la Banca Nazionale del Lavoro, un assegno circolare di 30 lire e 20 centesimi. In proposito è appena il caso di rilevare che un viaggio in treno da Giulianova a Teramo, utilizzando la 2^ classe, costava 10 lire e 20 centesimi, mentre un frugale pasto ammontava a 20 lire.
Le cose miglioreranno nel dopoguerra, quando la FIGC creerà la Lega Interregionale di Centro, con sede a Firenze: da allora in poi i rimborsi spesa saranno più decorosi, anzi talvolta persino consistenti, tanto da arrivare in taluni casi a sfiorare le 5 mila lire. Tuttavia nell’ambiente il rigore rimaneva la norma. Ogni volta, infatti, riecheggiava il perentorio invito, rivolto agli arbitri, di usufruire dei ribassi ferroviari in vigore e di ricorrere ad ogni sconto possibile per il contenimento delle spese. Ne è prova ulteriore il fatto che all’indomani della guerra si utilizzassero ancora i vecchi moduli in uso precedentemente, durante cioè il Regime, per redigere il referto arbitrale: la stampigliatura rievocativa del Ventennio - Littorio, Direttorio, ecc. - veniva allora cancellata con un tratto di penna per non urtare la sensibilità della nascente democrazia italiana.
Tra i tanti documenti come tra gli oggetti presenti nell’archivio di famiglia, colpisce particolarmente il primo fischietto ricevuto da Francesco Barnabei nel dopoguerra. Furono alcuni suoi amici di Giulianova - Dante, Cecco, Giorgio e Gino - che glielo regalarono dopo aver girato tutta Bologna: era proprio quello che Barnabei da tempo andava cercando. Quel fischietto fu spedito all’amico arbitro con una frase bellissima che merita di essere riportata: “….speriamo che ti vada bene. Il nostro augurio è che esso ti porti fortuna, perché non vorremmo essere involontariamente la causa di eventuali irritamenti di pubblico e di conseguenti “mazzate”.
Con l’età che avanzava, giunse anche la pensione. Lasciando l’Ufficio Postale nel quale a lungo e sempre con grande professionalità aveva operato, Francesco tornò con maggior vigore ed impegno al suo inseparabile sassofono, al quale dedicava quasi tutto il giorno, suonandolo e dedicandogli cure amorevoli. La musica tornava a ristabilire un ruolo importante nella sua vita. Il 29 agosto del 1991 Francesco chiudeva gli occhi definitivamente, lasciando un vuoto incolmabile in chi aveva avuto modo di conoscerlo. Queste righe sono un giusto, per quanto modesto, tributo di stima, di affetto e di riconoscenza per una persona semplice e cordiale, che fu un vero gentiluomo d’altri tempi.

* E’ il caso di rammentare che all’indomani della sua scomparsa, in occasione di una manifestazione sportiva, la moglie di Francesco Barnabei regalò a Pasqualino Rodomonti, com’è noto arbitro di rango internazionale, un bellissimo fischietto d’oro con dedica, e questi a sua volta contraccambiò con una dedica in ricordo della figura di Francesco. Sarebbe bello se la Commissione per la toponomastica del Comune di Giulianova dedicasse a Francesco Barnabei una via o, in subordine, apponesse una targa in ricordo di uno sportivo giuliese che indubbiamente ha dato lustro alla nostra città.

Ringraziamenti:
Lida Ciabattoni Barnabei, la moglie; Alfredo, Antenore (Nino) e Sandro Barnabei, i figli e Sandro Galantini, giornalista e ricercatore storico giuliese.

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